10 Ottobre 2026

Gatti, tennis e influencer: la nuova campagna video di Purina Pro Plan (e cosa puoi imparare tu, brand umano)

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Premessa doverosa: se pensi che la comunicazione aziendale sia roba da sbadigli e slide di PowerPoint con grafici blu, questa case history è qui per dimostrarti l’esatto contrario. Purina Pro Plan ha appena sfornato una campagna video che sta facendo il giro degli schermi italiani, tirando fuori gatti (reali, felini, pelosi) e creator umani come se piovesse—e il tennis, in un colpo solo, è diventato il nuovo parco giochi dei brand.

I gatti a tennis e un brand che si fa notare (senza fare le fusa)

Dimentica le publicità gattose strappalacrime: questa volta, il protagonista non è un peluche col fiocco rosso ma una vera ‘sfida sportiva’ fra influencer e mici più o meno disposti a vestire i panni (metaforici) di Rafa Nadal. Il team Purina Pro Plan, insieme a McCann Content Studios, ha creato The Pro Cup: un torneo che mischia video dal vivo, branded content, dirette social e una finale-tennistica dallo stile pop, con tanto di presenza alle Nitto ATP Finals di Torino.

Obiettivo? No, non solo far sorridere chi scrolla. La missione è ribaltare la percezione della marca—stiamo parlando di croccantini, sì, ma vuoi mettere farli “diventare” il pass per accedere a uno dei palchi più cool d’Italia? Risultato: engagement sincero, copertura social a pioggia e gattari (umani) contenti, ma anche attenzione di chi non sa nemmeno come si cambia la sabbia della lettiera.

  • Case study hack: Prendi un insight semplice (i gatti dominano internet) e portalo in un contesto inedito (il tennis), abbatti la parete “pubblicità” e lascia deflagrare la viralità. Voilà: hai appena smontato una pubblicità noiosa per creare contenuto che la gente cerca davvero.

Branded video virali: tra authenticity washing e lezioni da imparare

Se i vecchi video aziendali dicevano poco più che “Siamo leader del settore. Siamo i migliori”, oggi una campagna video di successo parla un linguaggio diverso: quello della Creator Economy. Purina Pro Plan recluta influencer-allenatori, trasforma i gatti in protagonisti e chiama il pubblico a partecipare attivamente con commenti e reaction. Il framing sportivo – la sfida, la tensione della gara, il tifo – tira dentro anche chi normalmente scrollerebbe via a occhi chiusi appena sente odore di ADV.

Il rischio di scivolare nella macchietta c’è sempre. Lo chiamano authenticity washing: quel fastidioso suono da reclame «giovane e dinamica» che nessuno crede più da almeno 10 anni. Qui però la regia gioca d’anticipo: l’umorismo domina, la produzione video è calibrata su linguaggi TikTok (taglio breve, meme, effetti sonori iperveloci) e la narrazione lascia spazio a ironia e naturalezza. Il brand accompagna, non impone. Il pubblico lo capisce.

  • Se sei un’azienda e vuoi essere rilevante nel 2026: basta digitalizzare i volantini, servono contenuti visuali che portano storie, ironia e “shareability”. Coinvolgi professionisti (non solo gli stagisti!), pensa a format multipiattaforma e allenati sulle tonalità ironiche: perché oggi funziona.
  • Ricorda: la video strategy va pensata con la stessa serietà con cui scegli il commercialista… ma con molta più autoironia.

Backstage, produzione e la regia che non si vede ma si sente

Dietro una campagna come The Pro Cup c’è un set perfettamente oleato: riprese multi-camera (perché nessun micio sta fermo dove vuoi tu), video in verticale tagliati ad hoc per social, post-produzione con colonna sonora iper-pop. Il dietro le quinte è pensato per agganciare due generazioni in parallelo: i giovanissimi dei social, ma anche i “cat parent” che sognano la finale a Torino.

La realtà? Coordinare influencer e gatti richiede un livello di pazienza (e di regia) che neppure la riunione del Monday Morning. Dal casting alla pre-produzione, il centro è la regia vera: chi scrive storyboard ironici senza scadere nella farsa, chi dirige le interviste in modo autentico, chi fa il montatore che sa dosare meme ed epicità senza perderci la faccia del brand.

Tecnologicamente, nulla di rivoluzionario—niente AI generativa qui, se non nei meme prodotti a margine dagli stessi utenti—ma una macchina produttiva impeccabile che ottimizza gli output per feed, storie, TikTok live ed eventi reali in store. La coerenza visiva (color correction pop, marchio sempre visibile ma mai invadente, branding come texture non come mattonata) rimane la chiave che impedisce alla campagna di crollare nella comicità involontaria.

Gatti, tennis e influencer: la nuova campagna video di Purina Pro Plan (e cosa puoi imparare tu, brand umano)
  • Consiglio vero: investi nei backstage, mostrali, mettili online. Le persone amano vedere cosa succede dietro, soprattutto quando c’è una produzione creativa fatta bene e non improvvisata.
  • Cerca la tua “finale ATP”: ovvero, abbina il momento clou online a un evento reale. È ibrido, è moderno e moltiplica le ricadute mediatiche.

Influencer marketing, engagement e quel dettaglio che manca a (quasi) tutti

La ragione per cui questa campagna funziona, oltre a gatti e meme, è la meccanica di coinvolgimento. Il pubblico non guarda solo, ma tifa, commenta, partecipa. La call to action non è del tipo “Compra ora” (spoiler: nessuno obbedisce!), ma “scegli il vincitore”, “partecipa live”, “porta il tuo gatto”. Sembra banale, ma qui c’è il passaggio dal contenuto “per” il pubblico al contenuto “con” il pubblico, soprattutto su TikTok e Instagram.

L’influencer marketing è ormai un campo minato, perché tra personaggi talmente finti da sembrare avatar e facce da feed tutte identiche, il rischio è di bruciarsi. Qui invece i creator sono scelti per affinità reale con il target (cat lovers, ovvio) e lasciati liberi di ironizzare e personalizzare il loro racconto. Questo è il segreto: impacchettare la narrazione brandizzata in modo trasparente, senza forzature.

  • From wannabe a doer: se vuoi provare una campagna simile, non pagare a caso “TOP influencer”, ma coinvolgi micro e nano-influencer che hanno davvero dialogo col loro pubblico.
  • Più valore a chi crea con il brand piuttosto che per il brand. Dai spazio, non solo brief stringatissimi.

Cosa portare a casa se sei un’azienda (o uno studio creativo serio)

Ora, riavvolgiamo il nastro. Non tutti hanno budget alla Purina, ma le regole chiave restano identiche:

  1. La produzione video non è un orpello: è il cuore della strategia di engagement. Dai priorità a un piano regia chiaro, tagli multipiattaforma, format brevissimi per i social e longform per gli eventi.
  2. Il branded content non deve puzzare di ADV: ispira partecipazione, inserisci “gioco”, crea challenge vere non pagliacciate.
  3. Punta sull’ibrido reale/digitale: quello che succede online portalo fuori dallo schermo (eventi, contest, live, pop-up experience).
  4. Scegli chi parla per te con la testa (e il cuore): i creator migliori fanno grandi video e portano valore umano, ironia e pubblicità che non sa di pubblicità.
  5. Non smettere mai con i dietro le quinte: il backstage, oggi, è un contenuto potente—paradossalmente, più del prodotto finito.

In conclusione? Gatti, palline, TikTok, influencer e content strategy ben cucinata. Ma soprattutto un sano senso critico e la consapevolezza che il video marketing serio si fa con idee fresche, produzione impeccabile e tonnellate di personalità. Il tutto, ovviamente… senza MAI prendere troppo sul serio se stessi.